Love, Hate, Love

  Ad un certo punto mi ritrovo catapultata a scrivere durante la notte. Mi aggrappo ai minuti che scorrono e che vorrei si fermassero. Mi ritrovo a non riuscire a dormire, a non voler dormire, a pensare, a pensare e leccarmi le ferite. Mi ritrovo a cercare me stessa nelle mie canzoni, negli assoli e nelle melodie che ho fatto mie, per ricordare chi sono e capire chi sono diventata, chi sto diventando. 
Mi ritrovo catapultata in un mondo parallelo, che paradossalmente è quello che sto vivendo in questo preciso istante, in questa stanza, in questo letto, in questo ruolo, con queste mani, con queste gambe. 

  Chi sono io?
 I pensieri frullano in mente e il nucleo di tutto è lui, è sempre lui, con i suoi occhi grandi e con le sue orecchie a sventola del cazzo, con il suo profumo che è diventato il mio, con le sue ferite che sono diventate le mie, con i dolori che semplicemente saltano fuori dal nulla, esattamente dal nulla.
E bruciano. Bruciano come mai hanno fatto prima.

  Cerco me stessa, cerco il ricordo che ho di lui e di quel viaggio, nella voce di Plant. E’ masochismo. E’ ferirsi e godere di quel dolore, per quanto faccia male. E’ autolesionismo psicologico. È fare amicizia, di nuovo, con il dolore di sempre. È essere l’ultima ruota del carro per libera scelta, è incontrare il disprezzo verso me stessa nell'altrui disprezzo, nell'altrui abbandono e nelle mie mancanze.
È alzarsi la mattina e raccontarsi le solite bugie.
Non puoi scappare da te stessa, mai. E, quando non puoi più affrontarti, sei in trappola.

 Cosa sei ora?
Cosa, se non carcassa moribonda? Cosa, se non carne necrotica e maleodorante? Cosa, se non vermi e odore di putrefazione?
L’amore di prima si è trasformato in sommessa accettazione della realtà e la sommessa accettazione della realtà si è trasformata in odio. Odio verso te stessa, verso chi eri e chi sei oggi, verso quella figura che ha cambiato forma e adesso non sai più cosa sia. Odiare e scavare nell’odio più nero, più tetro e profondo. Odiare lui, adesso, è come staccarsi la pelle dal viso e trovare un sottile piacere nel farlo.

 È affondare nella solita droga di sempre, nella solita voce di sempre, quella che comprende il tuo odio e non lo trova riprovevole e che, anzi, lo umanizza, lo dissacra a dimensione umana.
 È pressoché lampante il confine fra amore e morte e io ci sto ballando sopra in punta di piedi. Stesa, ferma, immobile, al punto di partenza, mentre il mondo gira e va avanti.

 La gente si lascia e si prende in continuazione.
Lui fa parte della gente.
Io sono quella che medita vendetta, che cova odio, crescendo e nutrendo il mostro della morte che ho dentro. Un pungo allo stomaco, che si è dilatato estendendosi agli altri organi. Un dolore con cui non riesco più a convivere e che non riesco più a lenire, di cui non riesco a parlare e ho paura a far uscire del tutto.

 Amore mio, non lasciarmi. Ti sto implorando. Prendimi con te, curami, fatti amare. Prendimi con te, prendimi per mano. Fammi sentire che odore ha adesso la tua pelle. Prendimi, ti prego, prendimi. Asciugami il viso e tampona le ferite.

 Quant’è facile cadere e farsi male! È così comodo rimanere ferma e lasciarsi morire, spegnersi, accettare di essere una povera stronza che ha ormai smesso di arrampicarsi e che se ne frega anche di alzarsi in piedi. È comodo farsi a pezzi e perdersi. È comodo, perché è questo ciò che sei, è così che ti senti e le cose non cambieranno mai. Mai, nemmeno dovessi campare altri cent’anni. È così facile svuotarsi, fare i conti con i propri demoni ed esserne vittima.
Ormai sei in trappola. Vittima, come sei, delle tue paure, dei tuoi fallimenti, dei calci in bocca che hai ricevuto quando eri lì messa all’angolo, vittima del tuo domani incerto ed inevitabilmente compromesso, vittima dei tuoi stessi fallimenti. Vittima del male che hai fatto e di cui non ti sei pentita. Vittima, ingiustificabile, della tua propria carneficina emotiva.
 Ormai è finita. Hai fatto i conti con te stessa e hai prevedibilmente perso.

  Avete fatto l’amore in fretta e altrettanto in fretta vi siete salutati.
Quando sei tornata a casa ti sei rannicchiata in un angolo del letto e hai abbracciato il cuscino per avere l’illusione di sentirti meno sola.
È passato tanto tempo eppure cerchi ancora di tenere il suo respiro ansimante incollato al tuo, cerchi ancora di tenere la sua pelle incollata alla tua. Cerchi ancora il suo sguardo in mezzo alla folla. Cerchi ancora le sue mani quando ti stanchi di fingere, quando finalmente riesci a riconoscerti, ad essere te stessa.
 Avete fatto l’amore ed è stato dolce, ed è stato violento. Una violenza sottile, un dolore a metà sublimato dalla certezza del momento.
Hai goduto e ti sei fatta godere. E hai pianto. E lo vuoi di nuovo, ancora. E lo rivorrai sempre.


 Ti sei aggrappata alla sua carne sperando ti reggesse e così non è stato.


 E ora non riesci più a rialzarti.




I tried to love you I thought I could 
I tried to own you I thought I would 
I want to peel the skin from your face 
Before the real you lays to waste 
You told me I'm the only one 

Sweet little angel you should have run 
Lying, crying, dying to leave 
Innocence creates my hell 

Cheating myself still you know more 
It would be so easy with a whore 
Try to understand me little girl 
My twisted passion to be your world 

Lost inside my sick head 
I live for you but I'm not alive 
Take my hand before I kill 
I still love you, but, I still burn 

Yeah, love, hate, love
Yeah, love, hate, love
Yeah, love, hate, love
Oh, Love, hate, love 
Yeah, Love, hate, love


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